Vacanze in Sardegna 1998

 

Oliwier C.

5C linguistico

 

La notte era passata molto lentamente e ad essere svegli eravamo solo io e mio padre. Stavamo affacciati sul lungo balcone della casa ad osservare incuriositi i fuochi d’artificio che fatti brillare dai paesi vicini illuminavano il cielo. I fuochi continuavano, ma io finalmente avevo sonno e mi addormentai sapendo di avere poche ore di riposo. Mamma mi svegliò con dolcezza, ma con riluttanza mi apprestai a dare una sciacquata al viso intorpidito. Scesi con alcuni bagagli in compagnia di Martijn, un mio amico. “La voiture française”, una vecchia Citroen Dyane del 1978 di cui sono molto geloso, era lì pronta per il viaggio di oltre 300 Km; la caricammo e partimmo alla volta di Civitavecchia. Passammo per vari paesi e ci fermammo in una stazione di servizio: noi mangiammo dei croissants e l’auto bevve della benzina. Questa sosta ristoratrice era assolutamente necessaria.

Arrivati al porto di Civitavecchia, ci imbarcammo. Mio padre, molto stanco, prese posto in poltrona e in poco tempo si addormentò, io e Martijn invece giocammo ai videogiochi mentre mia madre leggeva. Durante il viaggio non ho visto quei simpatici delfinetti che vidi l’anno passato alle prime ore del mattino; c’era un’aria pura, salmastra e resa fresca dall’umidità notturna, nel cielo azzurro chiaro s’intravedeva il chiarore creato dal sorgere del pallido sole.

Il viaggio continuava noiosamente tranquillo e le 8 ore comunque passarono.

L’arrivo a Golfo Aranci si rivelò una liberazione e già sentivo un’aria serena in cui passare il tempo lontano dalle preoccupazioni della vita partenopea. Con l’auto stracolma, ci fermammo a Porto Pozzo, una frazione di S.Teresa di Gallura, dove comperammo alcune vettovaglie tra cui del formidabile formaggio locale. Pochi minuti dopo arrivammo a destinazione e ci sistemammo in un accoglientissimo appartamento con vista sulla costa Corsa e le vicine isole.

Ogni giorno passava allegramente ma non posso dimenticare il clima, ideale per chi come me, soffre il caldo specialmente di notte. Non c’era umidità, determinante l’afa, ma vento abbondante e fresco di sera.

Il paese era molto ordinato, la gente del luogo sempre gentile e socievole, le spiagge pulite così come l’acqua di mare: fresca, limpida, come un’acquamarina. Ogni giorno era simile all’altro: ci alzavamo pigri alle 12,00, pranzavamo e, con l’auto completamente decappottata andavamo al mare. Tornando, mangiavamo un gelato e dopo essere passati alla sala giochi in piazzetta, giocavamo a calcio.

Si passava la sera in compagnia di alcuni amici, guardando le partite del Campionato mondiale di calcio e mangiando pizze. Il giorno più atteso è stato sicuramente  il primo mercoledì di luglio; il giorno di confronto tra Francia e Italia nell’ambita coppa. Più di 120 minuti di sofferenza meritata, così come l’eliminazione costata il posto al CT Maldini, colpevole di aver schierato una squadra priva di grinta (proprio lui che ne ha da vendere), priva di centrocampo, lasciando troppe volte in panchina un gioiello ritrovato come Baggio e schierando un “Pinturicchio con la tavolozza a secco” come Del Piero, privo inoltre di esperienza mondiale. Così, il 12 luglio, nel giorno della finale tra Francia e Brasile tifai per la squadra transalpina e non per la “Seleçao “ come molti fecero solo perché era la più forte. Alla fine vinsero i “galletti” allenati da Aimè Jacquet con un nettissimo 3-0. Rimasi molto soddisfatto.

Durante questi 18 giorni siamo stati inoltre 2 volte a cinema. Il primo film era il colossale “Titanic” che narrava la drammatica storia del viaggio inaugurale del transatlantico di Southampton da Liverpool a New York, affondato a causa dell’urto con un iceberg in una notte del 1912. Ottimi gli effetti speciali, peccato che il film è terminato molto tardi e io tremavo dal freddo (il cinema era all’aperto). La seconda volta vidi “Deep Impact” in cui la Terra era in pericolo per la caduta di due corpi celesti (meteoriti) dalla superficie di oltre 50 Km e dal peso di milioni di tonnellate.

Mi aspettavo migliori effetti speciali, comunque è stato un film avventuroso.

Gli ultimi tre giorni sono stati i più attivi e piacevoli perché siamo stati in luoghi diversi della Sardegna. La mattina del 13 luglio siamo andati a Palau ad imbarcarci per La Maddalena e abbiamo visitato il Museo Garibaldino di Caprera, dopodiché ci siamo recati alla spiaggia di Spalmatore. Il Giorno seguente andammo alla Conca Verde, un bellissimo posto dove le rocce avevano forme levigate dal vento e dalle intemperie, e dove non c’era bisogno dell’ombrellone, in quanto a poca distanza vi era una folta e fresca pineta. Qui mio padre conobbe una coppia di napoletani, amanti come tutti noi del mare, e fu subito amicizia. Così gli ultimi due giorni sono passati in gran compagnia e l’ultimo posto visitato è stata l’amena Valle dell’Erica.

Il 16 luglio, di primo mattino, partimmo per prendere la nave delle FS, con l’auto meno carica ma più pulita e luccicante: sembrava essersi riposata anche lei. Ci imbarcammo alle 10,00 e il tempo passò più in fretta perché nel pomeriggio iniziò un film del principe della risata, Totò.

Fortunatamente arrivammo con largo anticipo a Civitavecchia e alle 22,00 eravamo già, stanchi morti, a casa.

La Sardegna la consiglio a tutti coloro che desiderano evadere dalla città e dai cattivi pensieri. Esistono alcuni posti nel mondo dove regna la pace, dove la natura prevale sull’uomo; l’essere umano attirato dall’interesse economico è capace di distruggere un intero ecosistema pur di avere “case su case, catrame e cemento”.

La Sardegna è uno di questi posti ancora incontaminati, dove poter “meriggiare” sereni, vedendo e ascoltando i gabbiani che cercano cibi nel mare e non nel pattume cittadino…