Storia di un ragazzo e di una Dyane che gli insegnò a guidare
Oliwier C. 5C linguistico |
La storia è di un
ragazzo che incontra un amore bizzarro, un amore frutto della fantasia, dei
ricordi, delle speranze, della propria mente in piena evoluzione.
Era il 1996 e Oli
aveva appena 13 anni. Nonostante la sua giovanissima età era perfettamente a
conoscenza della situazione in casa. Era alle medie e nonostante impiegasse 5
minuti ad arrivare nel cortile della scuola, ogni mattina era puntualmente in
ritardo e puntualmente si recava dal preside per il permesso con relativo
“cazziatone”. Era felice in quegli anni. Come ogni bambino era avvolto e
protetto dal mondo. Non si rendeva conto,e un bambino si sa che crescendo
gradualmente inizia ad entrare nel meccanismo della vita. Ma in quegli anni è
successo qualcosa che lo ha scosso ed in un certo senso svegliato. Abitava in un
parco al Vomero, un quartiere di Napoli, nella panoramicissima via Aniello
Falcone. Una mattina come le altre si recò a scuola, ignaro che quella mattina
sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe fatto colazione nella casa dove ha
vissuto sua nonna e dove lui era nato e cresciuto. All’uscita trova
insolitamente ad attenderlo sua madre. Lei, poco più che quarantenne, era bionda
con occhi azzurri e il suo viso aveva lineamenti tipicamente nordici,sottili e
delicati. Aveva un carattere forte, ma sensibile; a 18 anni si trasferì a Varsavia e aveva poco più di 24 anni quando venne a
vivere in Italia. Quel giorno si capiva dai suoi occhi pieni di lacrime che lo
sfratto era arrivato. Con due borsoni in una mano e il guinzaglio del cane
nell’altra si diresse verso suo figlio. I due scoppiarono in un pianto generale
e si abbracciarono. Lei sapeva benissimo che suo figlio avrebbe sofferto questo
momento ma bisognava affrontare la situazione. Asciugò il viso di Oli, lo
tranquillizzò e lentamente si avviarono alla macchina dove ad attenderli c’era
suo marito. Lui era di carnagione olivastra tipica di chi vive in luoghi caldi e
soleggiati come Napoli, capelli ricci e occhi neri.
Per alcuni mesi
vissero ospiti a casa di parenti ma Oli non riusciva a non pensare al luogo dove
era cresciuto. Lì aveva trascorso la sua infanzia. Tutta la sua vita si era
svolta lì e sentiva dentro sé un vuoto incolmabile. Non avrebbe più rivisto il
mare dal balcone, non avrebbe più giocato a rincorrere gatti su e giù per il
parco col suo inseparabile amico Marco, non sarebbe più andato all’edicola di
via Aniello Falcone dove il giornalaio era diventato suo amico, non avrebbe
avuto più niente di tutto questo.
Finalmente la
nuova casa era pronta e la nostalgia per il vecchio venne presto colmata
dall’entusiasmo per il nuovo. La casa era molto più grande dell’altra e c’era un
ampio terrazzo. Bisognava solo abituarsi all’altezza (la casa era all’ottavo
piano) e ovviamente al nuovo ambiente.
I giorni
scorrevano tranquilli, Oli era diventato abile nel viaggiare con i bus, e maturò
molto in fretta. Una domenica mattina seppe da suo padre che era stata rubata la
loro auto. Ma non si dispiaque più di tanto; quell’ auto neanche gli piaceva.
Dovettero arrangiarsi su di una vespa del ’63 per quasi 2 anni finché suo padre
un giorno ebbe in regalo una graziosa auto rossa. La macchina era una Citroen
Dyane del ’78 e ad Oli non parve vero. Se ne innamorò subito anche perché a
quell’auto lo legano numerosi ricordi. Quando era bambino e frequentava l’asilo
era su quell’auto che sua zia lo accompagnava a casa ed era su quell’auto che
sua cugina lo portava in giro per la città: al parco, al cinema, da Mc Donald,
all’acquario, allo zoo. Tutti questi ricordi gli riaffioravano nella mente non
appena udì il rumore caratteristico del motore. Oli era contento e allegro
quando entrava in quella macchina. Col passare degli anni dedicò le sue
attenzioni solo per la Dyane. L’auto cominciava però a risentire degli anni e il
padre dovette cambiarle il motore per ben due volte e l’ultima volta il
meccanico fece davvero un gran bel lavoro. Sostituì al motore logoro uno che
aveva poco più di 5000km. Considerando la difficile reperibilità era
praticamente nuovo. Il motore nuovo mise le ali alla Dyane. Raggiungeva senza
sforzi i 120 km\h e portò la famiglia in giro per la Sardegna, per il Lazio e
anche sulla neve negli Abruzzi.
Passarono ancora
altri anni ed Oli ormai diciottenne cominciava a guidare l’auto dei suoi
ricordi. Era incredibile la scioltezza con cui guidava. Sembrava essere
un’autista d’esperienza.
Oli conosceva
quell’auto da cima a fondo e non vi fu giorno più bello di quando portò con suo
padre la Dyane dal carrozziere. Avevano l’auto stracolma di pezzi di ricambio
originali gelosamente conservati dall’ex proprietario che smontò una Dyane
intera. C’era quasi tutto. Mancava solo il cofano motore ma per fortuna il loro
era ancora in buone condizioni. Si recarono anche dal tappezziere per rifare il
look ai sedili.tre giorni dopo la Dyane era pronta. Oli era in estasi. Era come
ipnotizzato. Gli sembrava di vivere un sogno. Era lo spettacolo più bello che
avesse mai visto. L’auto era lì, di un colore giallo che sprizzava allegria. Il
colore nero della cappottina e degli interni davano un netto stacco. Oli comprò
anche uno stereo e ben presto lo installò con suo cugino. Ora il capolavoro di
originalità automobilistica era pronto. Non vedeva l’ora di patentarsi e intanto
la Dyane era osservata per le strade con ammirazione dai meno giovani e con
stupore dai ragazzi. Sulla nave per la Sardegna era divenuta una mascotte e non
pochi gli si avvicinavano per fargli i complimenti. Ma i momenti belli purtroppo
spesso sono anche i più brevi. La famiglia non poteva più viaggiare su di
un’auto di 26 anni anche perché cl passare del tempo sorgevano nuovi problemi.
Oli già sapeva che un altro maledettissimo giorno d’addio sarebbe arrivato, ma
col padre scelse un’auto che gli avrebbe ricordato la Dyane; la C3.ormai
rassegnato a perdere la sua amata auto fece di tutto per non farla demolire.
Cercò disperatamente un amatore che la prendesse anche senza pagare, ma invano.
Così si optò per la rottamazione e il giorno della consegna diventò un giorno di
lutto. Scattò più di 30 foto quel giorno. Voleva avere un ricordo materiale da
poter mostrare. E un giorno non molto lontano potrà trovare di nuovo una Dyane o
una 2CV da poter amare. Un amore insolito perché un auto non ha un’anima o un
cuore ma un bagagliaio pieno zeppo di ricordi.