Per moneta si intende dunque ogni oggetto materiale o entità astratta che svolga le due funzioni di misura del valore e di mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi.
Mentre nell'antichità esistevano soltanto monete metalliche, consistenti solitamente in dischi di varie dimensioni e composizione, usati come strumenti di pagamento o tesaurizzati, nelle economie moderne alla moneta metallica si è affiancata la moneta cartacea, più facile da produrre e utilizzare, nonché diverse altre tipologie di monete immateriali, a cominciare dal deposito bancario.
Dunque moneta è tutto ciò che svolge la funzione di moneta, ovvero che svolge i compiti di mezzo di pagamento e unità di conto, a prescindere dalle caratteristiche che in concreto essa assume. Ma è necessario fare un'importante distinzione tra il concetto di Denaro e di Moneta: il Denaro è il circolante accettato del mercato, ossia da tutti, in un distinto periodo storico; La Moneta è il circolante emesso dallo stato in un distinto periodo storico, questa, quindi, fa parte della categoria del denaro fino a quando viene accettata dal mercato.
Nella
nostra esperienza quotidiana la moneta è essenzialmente uno strumento di
pagamento, un mezzo di scambio con cui paghiamo e siamo pagati.
In realtà la moneta ha avuto ed ha anche altre funzioni, ma nessuna di queste può essere rintracciata dall’etimo del suo nome che risulta particolarmente affascinante e che si deve alla famosa storia delle oche del Campidoglio.
Nel 396 a.C. Roma si trovava sotto l’assedio dei Galli di Brenno; sulla cittadella del Campidoglio vi era il tempio dedicato a Giunone dove venivano allevate delle oche sacre alla dea.
Una notte, al sopraggiungere dei Galli, le oche presero a starnazzare e svegliarono l’ex-console Manlio che dette l’allarme. L’attacco fu quindi sventato grazie alle oche sacre. Manlio aggiunse al suo nome il cognomen Capitolinus.
Da
quel momento la dea Giunone acquisì l’appellativo di Moneta, dal verbo
latino monere che sta per avvertire, ammonire, in quanto si credeva che
avesse lei destato le oche per avvertire dell’arrivo dei Galli.
Successivamente, verso il 269 a.C., in prossimità del tempio venne edificata la zecca che venne messa proprio sotto la protezione della Dea Moneta. A quel punto fu il linguaggio popolare a trasmettere l’appellativo della Dea dapprima alla zecca e poi a quelli che lì si produceva.
Un po’ di storia
Prima
del 2.500 a.C. nelle città della valle del Tigri e dell'Eufrate, in quelle
dell'Indo e del Nilo vi era un tipo di moneta assai speciale.
Il popolo portava l'eccedente dei propri prodotti ai tempi delle città fortificate dove sacerdoti contabili aprivano un conto corrente con consegna di tavolette di fango al portatore. I prodotti venivano immagazzinati nei silos del tempio e veniva stabilita una quantità astratta di denaro a seconda delle merci consegnate.
Se successivamente le medesime persone volevano un altro tipo di prodotto del tempio il procedimento veniva seguito all'inversa.
Per ogni operazione di scambio veniva stilato un documento, fatto di terracotta, recante il nome dell'acquirente, quello del venditore, la merce scambiata e la quantità di unità monetarie utilizzate. È la cosiddetta «fattura-assegno».
Per scambi di grande importanza e fra città diverse, era previsto un sistema di trasporto garantito, basato sulle «bullae». Nel carro del vettore c'era una palla di terracotta all'interno della quale si trovavano delle tavolette che rappresentavano i diversi prodotti trasportati. Sulla superficie della palla erano inoltre incise le tavolette. Giunti a destinazione, la palla veniva aperta e veniva verificato se il contenuto della stessa coincideva con quello del carro.
All'epoca predominavano i rapporti pacifici fra le diverse città, in parte a causa delle mura inespugnabili che le proteggevano ed in grazie alla prosperità che il citato sistema di scambio assicurava.
La moneta era uno strumento astratto il cui valore esisteva solo in funzione di una merce realmente esistente. Ogni scambio commerciale lasciava una traccia giuridica sotto forma di tavolette di fango.
Diventa
perciò necessario che negli scambi entri in gioco un mezzo accettato in
pagamento da tutti gli operatori economici, che conservi il proprio valore nel
tempo e sia facilmente divisibile. Tale mezzo è stato individuato, nelle
economie occidentali, nei metalli preziosi, trasformati in monete d'oro,
d'argento
o di altri metalli preziosi.
L'impiego di monete metalliche in oro o argento presenta tuttavia due limiti insormontabili. Il primo limite riguarda la possibilità di controllare l'offerta di moneta.
La moneta è infatti un mezzo di scambio che serve a regolare gli scambi. Più grande è il prodotto interno lordo di un paese, maggiore sono gli scambi e maggiore è la quantità di moneta necessaria a regolarli. L'offerta di metalli preziosi non è una variabile che si può controllare facilmente, dipendendo dalla produzione delle miniere e dagli afflussi e dai deflussi di metallo prezioso da e verso l'estero, per esempio attraverso il regolamento dei saldi commerciali.
L'uso di monete in metallo prezioso ha inoltre effetti
potenzialmente destabilizzanti sull'economia. Se la quantità di moneta cresce
troppo, per effetto di un surplus commerciale o della scoperta di nuovi
giacimenti di metallo prezioso, si produce un
aumento
della domanda di beni e servizi superiore all'offerta (nelle economie che usano
monete in metallo la crescita è in genere assai limitata) e quindi aumentano i
prezzi (inflazione).
In caso contrario si assiste al calo dei prezzi (deflazione).
Il secondo limite riguarda i trasferimenti di denaro. L'uso di monete metalliche comporta notevoli problemi di sicurezza nel trasferimento di grandi somme di denaro, sia per il rischio di furti che per quello di perdite, ad esempio nei commerci via nave. È quindi opportuno usare strumenti di pagamento differenti, di tipo cartaceo, che trasformano la moneta metallica in banconota o in ordine di pagamento; nacque così la banconota.
Dal
momento che le strade erano poco sicure perché abitate da briganti e malfattori,
la gente affidò, con il passare del tempo, i propri averi agli orafi. Quest'ultimi,
infatti, sin dalla antichità lavoravano l'oro e possedevano luoghi sotterranei e
sicuri dove potevano custodirlo.
Cominciarono, quindi, ad offrire anche al popolo questo servizio e la
possibilità di riprendere il proprio oro in qualsiasi momento volessero.
Al momento di questo deposito, gli orafi rilasciavano una ricevuta scritta,
"certificati di deposito". Man mano ci si rese conto che, dovendo effettuare un
pagamento, non era necessario prelevare materialmente l'oro, ma era sufficiente
spedire una lettera all'orafo in cui gli si diceva di consegnare una certa
quantità di monete alla persona indicata, lettera che diventava "promessa di
pagamento".

Gli orafi si erano trasformati in banchieri anche perché, trovandosi con ingenti
quantità d'oro nei propri forzieri, cominciarono a prestarlo a chi ne aveva
bisogno e a ricevere al momento della restituzione della somma data in prestito
una quota in più, che ripagava l'orafo, o mercante-banchiere del rischio e del
favore. I "certificati di deposito" emessi dagli orafi e le "promesse di
pagamento" dei proprietari del denaro depositato assunsero ben presto valore di
moneta.
Nel 1658 il signor Palmistruch di Stoccolma, fondando la banca di Svezia, lanciò
su grande scala il sistema dei certificati di deposito, che la banca emetteva su
quantità d'oro di sua proprietà. Questi certificati non portavano il nome di chi
aveva depositato, ma quello della banca di emissione: nasceva,
così,la"banconota".
Storia della Lira
![]()
![]()
![]()
![]()
La lira trasse origini da un peso, la libra, equivalente a circa 325 grammi; la
sua trasformazione in unità monetaria risale alle riforme di Carlo Magno, tra il
780 e il 790, quando fu istituito come unica moneta metallica il denaro in
argento di cui le zecche dovevano 240 pezzi per ogni libra d'argento ricevuto.
Invalse, allora, l'uso di dire una "lira", anziché 240 denari. Ma non essendo
stata coniata, quella della lira è la storia di una moneta-fantasma, rimasta
soltanto unità di conto per ben mille anni.Carlo Magno che trasformò la libbra
da peso in moneta per estendere alle terre occupate in Italia il sistema che il
padre, Pipino il Breve, aveva adottato nel Regno franco.
Ma la gente, che allora non disponeva di calcolatrici, invece di dire 240 denari
cominciò a parlare più semplicemente di libbra, anzi di lira. In realtà, però,
la lira non esisteva: il 'pezzo' era soltanto un'idea che, alla luce della
storia, non sarebbe più tramontata.

![]()

Regno d’Italia
Con la proclamazione del regno d'Italia nel 1861, infatti, si pose il problema
della totale imposizione della nuova moneta nei modelli e nella titolazione.
L'incisore della Zecca si mise al lavoro e la figura del re venne impressa
assumendo forme ardite.
Negli anni successivi vengono battute monete d'oro da 100, 20, 10 e 5 lire e
monete d'argento da 5, 2, 1 lira e 20 centesimi nonché monete di rame. Non vi fu
alcuna spinta a cambiarle nome anche se qualcuno ci provò con il "marengo
italiano" e con lo "scudo".
Carlo Felice aggiunse la coniazione di rame e Vittorio Emanuele II re di
Sardegna mantenne i valori d'oro e d'argento ideati dal padre ma non coniò il
rame.
L’Euro, la moneta unica
Sin
dalla caduta dell’ Impero Romano non si è più avuta una moneta unica usata in
tutta Europa. Oggi, con la nascita dell’Unione Monetaria Europea, più di 320
milioni di cittadini europei del Vecchio Continente avranno la possibilità di
condividere la stessa valuta, cioè l’Euro.
La moneta unica è una tappa fondamentale per raggiungere l'obiettivo di un'Europa unita. Nel 1957 venne firmato il Trattato di Roma che dava via alla comunità Economica Europea: nel 1999 tutti i cittadini dell'Unione europea avranno una sola moneta che per il 2002 sostituirà le valute nazionali.
Infatti, dal 1 gennaio 1999, l'euro è definitivamente nella nostra vita quotidiana cambiando il nostro rapporto con la moneta nazionale.
Oltre
i 15 Stati membri attuali dell’Unione europea: Germania, Austria, Belgio,
Danimarca, Spagna, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo,
Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Svezia; ci sono 9 paesi candidati
all'adesione all'Unione europea: Cipro, Estonia, Ungheria, Lettonia, Polonia,
Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, che costituiscono un
«campione» vario dei paesi candidati in funzione della differente situazione
geografica, economica, culturale e legale.
La
Banca Centrale Europea ha condotto la politica monetaria e garantito la
stabilità dei prezzi. La BCE fu operativa dal 1 gennaio 1999 ed ha sostituito
l'IME (Istituto Monetario Europeo) istituito nel 1944. La BCE ha a disposizione
di un consiglio direttivo, composto dal comitato esecutivo e dai governatori
delle banche centrali nazionali, che formula la politica comunitaria e di un
comitato esecutivo che attua le decisioni e gli indirizzi del consiglio
direttivo.
Oltretutto i vantaggi dell'euro per i consumatori sono numerosi:
I trasferimenti internazionali di fondi sono più semplici e meno costosi.
I prezzi tenderanno a diminuire per via della maggiore trasparenza e comparabilità e della più forte concorrenza. Si tratta della "convergenza dei prezzi", incoraggiata dalla facilità con cui i prezzi in euro potranno essere confrontanti nei 12 Paesi.
E' eliminato il rischio di cambio tra le monete dei Paesi partecipanti.
I tassi di interesse tenderanno verso il basso, diminuendo il costo del credito.
I prezzi e il potere d'acquisto dell'euro si monteranno stabili, poiché la Banca centrale europea ha come scopo prioritario quello del mantenimento della stabilità dei prezzi.
Grazie ad un'economia più sana, la crescita economica sarà stimolata e ciò avrà effetti benefici sull'occupazione.
Per finire, il simbolo dell’Euro è la “€” che deriva dalla lettera greca “ε” che, secondo un sondaggio, è il più appropriato da applicare.