Progetto Comenius

L'Europa nella nostra città

Europa in unserer Stadt – Spurensuche § Europe dans notre ville – chercher des traces

 

Famiglie tedesche a Napoli

I Berncastel

Nunzia Amirante

Marina Campenni

Loreley Luise

Debora Pepe

Vecchia immagine della Farmacia Tedesca della fine del XIX secolo

La prima traccia di una Farmacia Tedesca a Napoli risale al 1839, quando il prussiano Nicola Berncastel acquista da un certo signor Brancati il locale sito al n. 7 di Strada, o Largo, S. Francesco di Paola, che in seguito prenderà il nome di Piazza Carolina. Dai documenti conservati all’Archivio di Stato risulta che Nicola inoltra allora una richiesta all’autorità Protomedicale del Regno delle due Sicilie per poter amministrare a proprio nome la farmacia e vendere “taluni medicamenti stranieri”, quali Salep (dall’arabo Sahleb, specie di fecola, che si raccoglie dalle radici di diverse piante orchidee, molto nutritiva e medicinale, particolarmente usata in Turchia), Sago (sostanza amidacea che si estrae dal midollo della palma, utilizzata come alimento nell’Asia sud-orientale), Arrow-root (fecola estratta da rizomi di diverse piante tropicali) e ancora “magnesia calcinata inglese” e un vasto assortimento di sciroppi, pastiglie digestive, paste pettorali.

Il permesso gli viene negato perché il forestiero risulta “non cedolato”, oggi potremmo dire non iscritto all’ordine dei farmacisti, così Nicola è obbligato ad assumere come amministratore Raffaele Di Gaetano, in regola con quanto prescritto dalla legge.

A quanto si legge in un ricettario dei primi anni del secolo scorso, la farmacia sarebbe stata fondata addirittura nel 1737; non sappiamo se la data sia attendibile, certo è che la farmacia esisteva già prima che l’acquistasse Berncastel, e il precedente proprietario l’aveva a sua volta rilevata nel 1831 da tale Stellati. In origine i locali appartenevano al soppresso convento di Santo Spirito, costruito nel 1326 dal principe Londolfo Caracciolo.

Nicola si era trasferito dalla sua città natale Trier (Treviri), allora provincia prussiana del Reno, insieme ai nipoti Ernesto, Lina e Giuseppe, con i quali visse fino alla morte, insieme alla moglie italiana Teresa Fontanella, in Via Egiziaca e, successivamente, in Vico S. Spirito di Palazzo, dunque sempre nei pressi della farmacia.

Nicola, secondo di quattro fratelli, proveniva da una famiglia ebrea. Il padre, Lion Nathan Berncastel (1770-1840), aveva studiato medicina a Berlino e Jena ed esercitò la professione medica in varie città (fra cui anche Vienna) prima di trasferirsi definitivamente, nel 1798, a Treviri, dove continuò a lavorare come chirurgo e ostetrico. Lion Nathan apparteneva alla borghesia colta della città, scrisse numerosi articoli di medicina e igiene, fu presidente della comunità ebraica di Treviri e cercò, senza successo, di diffondervi le idee dell’Illuminismo. Per curiosa coincidenza viveva  nella casa confinante con quella occupata dalla famiglia dell’avvocato Heinrich Marx, con cui aveva rapporti d’amicizia e, nel 1818, prestò assistenza come ostetrico alla nascita del figlio Karl Marx. Dal suo matrimonio con Eva Calmann (1776-1826) nacquero, nel 1803, Wihelmina Mariane (la sorella “Mina” menzionata da Nicola nel suo testamento), Nathan nel 1805, Abraham (1807-1877) e Moses nel 1808. Nel 1830 Lion Nathan si convertì al cattolicesimo e cambiò il nome troppo ebraico Nathan in Andreas Josef  Lion. Altrettanto fecero i figli Nathan e Abraham, che presero nome rispettivamente Nicholas e Albert. Anche il fratello Alberto viene ricordato nel testamento da Nicola come residente a Londra, dove faceva il pellicciaio: il suo è l’unico ramo non estinto della famiglia Berncastel, cognome poi inglesizzato in “Berncastle”. Medico era anche il marito di “Mina”, Hubertus Markus (Mayer) Levy, che dopo il matrimonio (1826) cambia il suo cognome in quello della moglie Berncastel, confermando così l’intento di abbandonare anche nei nomi il legame con le origini ebraiche. Hubertus e Mina hanno 6 figli, tre dei quali, Ernest-Ernesto (nato nel 1830), Lena-Lina (1831) e Joseph-Giuseppe (1835), seguiranno, non sappiamo perché, lo zio Nicola a Napoli. La madre Mina raggiungerà i figli solo dopo la morte del fratello, e a Napoli morirà nel 1886, a 83 anni.    

La farmacia rilevata da Nicola sembra avere, almeno inizialmente, un legame ufficiale con il governo prussiano, tant’è che nel Manuale per viaggiatori in Italia di Ernst Förster, edito a Monaco nel 1848, il negozio di Largo Carolina viene indicato come “farmacia della legazione prussiana”. La Prussia del resto già sosteneva finanziariamente in città un ospedale, al quale lo stesso Nicola lascia nel suo testamento “un dono di cento ducati”.

I nipoti Giuseppe e Ernesto aiutano presto lo zio nella gestione della farmacia, ma il preferito di Nicola sembra essere il maggiore dei due. Prima di morire, a Vienna nel 1856, egli dispone nel suo testamento che la farmacia, a cui teneva molto, venisse gestita congiuntamente da Ernesto e dal fratello Giuseppe. Solo nel caso in cui “l’amministrazione della farmacia patisse per la discordia nata fra voi” e, aggiunge Nicola, “col mio più gran disgusto non potrete venirne d’accordo amicalmente”, allora sarebbe stato Ernesto ad ereditare la farmacia, ma in cambio avrebbe dovuto dare a Giuseppe un indennizzo. Nonostante lo zio avesse scongiurato questa eventualità, i due nipoti non solo non si misero d’accordo ma litigarono a tal punto che Giuseppe fece causa ad Ernesto, accusandolo perfino di aver sottratto di nascosto dalla farmacia “ora a pacchi ed ora a grossi involti, droghe, oggetti, medele e talune volte a sua avanzata anche col mezzo di cittadine ed altre volte aiutato dai giovani e tali cose venivano trasportate presso D. Antonio Pattey nella Strada Costantinopoli.” Il giudice, chiamato a dirimere la controversia, assegnerà inappellabilmente la farmacia ad Ernesto e stabilirà un congruo indennizzo per il fratello.

La farmacia tedesca sembra diventare, soprattutto a partire dalla metà del secolo, un importante punto di riferimento per i viaggiatori tedeschi di passaggio a Napoli. Così uno dei Berncastel accompagna nel 1853 Ferdinand Gregorovius sul Vesuvio e, a quanto riferisce lo storiografo, “gli mostrò il punto in cui durante l’eruzione del 1847 morirono un americano e un tedesco“. In una lettera da Napoli del 28 marzo 1859 il noto zoologo Ernst Haeckel dice di indirizzare la sua posta al “Signore Ernesto Berncastel, Farmacia Prussiana, Large S. Francesco di Paolo 7”, fino a quando non avrà un domicilio stabile. Il matematico Leo Koenigsberger ricorda la “sontuosa e abbondante colazione” preparata dal farmacista Bernkastel durante una gita a Baia e all’antro della Sibilla nel 1869.

Ernesto non assecondò nemmeno il desiderio, espresso dallo zio nel testamento, di scegliere come sposa “una figlia tedesca ben educata e morale”. Nicola gli aveva raccomandato una delle figlie del  Cavaliere Federigo Dehnherdt, “se una inclinazione reciproca nascesse fra voi”. Sposò invece Marianna Alinei, dalla quale ebbe, a quanto sappiamo, almeno un figlio, Salvatore Berncastel, nato il 9 gennaio 1868. Una donna tedesca sposò invece il fratello Giuseppe: Margherita Hauschild (Dresda 1841-Napoli 1914), figlia del pittore Max Hauschild (Dresda 1810-Napoli 1895) e di Cecilia Friedländer. L’ultima notizia di un Berncastel a Napoli riguarda proprio il matrimonio della figlia di Giuseppe, Maria Marta Berncastel,  il 16 giugno 1915, con Eduardo Gabrielli. La coppia ebbe tre figlie, a una delle quali, Margherita, i nipoti hanno di recente intitolato una fondazione per salvaguardare e diffondere la conoscenza della sua opera artistica e scientifica.

Due anni prima, nel 1913, era morta, al Vomero, Lina, “nata in Germania, casalinga, nubile”, si legge nella scheda dell’archivio dell’anagrafe.

Il 20 agosto 1887 Ernesto fonda una società in nome collettivo per la gestione della farmacia con Luigi Santoro, sotto la ragione sociale “Ernesto Berncastel e Santoro”: “ciascuno di essi ha conferito in società Lire 17.000”, come si legge nel Supplemento al foglio periodico della Real Prefettura di Napoli. Ma appena dieci giorni dopo Ernesto muore, si chiude così l’”era Berncastel” e il negozio passa interamente nelle mani di Santoro, pur mantenendo, fino ai giorni nostri, il nome di Farmacia Tedesca .

Forse già al tempo di Berncastel, la farmacia, oltre a vendere ogni sorta di preparati (“elisir per il mal di denti”, “gocce per cantanti”, “vino purgativo” ecc.) e “medicamenti rari”, gestiva un “Gabinetto per analisi Chimiche e Microscopiche” e si era specializzata, come si legge in due antichi fogli propagandistici, in “imbalsamazioni cadaveriche”.

La farmacia si presenta oggi suddivisa in due locali: un ambiente più spazioso adibito alla vendita è separato, esclusivamente attraverso un bancone, da un altro, di modeste dimensioni, destinato a retrobottega. Attraverso un'apertura mascherata, realizzata nel classico pavimento composto di lastre di marmo grigio, si accede ad un deposito interrato, oggi non più utilizzato, dove sono ancora visibili dei forni di antica fondazione, probabilmente utilizzati per la  preparazione dei medicinali. Secondo certe ipotesi questi risalirebbero  all’epoca del soppresso Convento di Santo Spirito. In seguito all’ultima ristrutturazione della fine degli anni Ottanta, la farmacia ha subito radicali trasformazioni: in questa occasione sono stati ritrovati e restaurati degli affreschi, che risalgono probabilmente all'inizio del '900 e rappresentano stemmi di case reali.

Richiesta di Nicola Berncastel al Protomedico generale (1839)

La prima pagina del testamento di Nicola (1856), in cui si rivolge, in italiano, alla moglie Teresa, e l’inizio, in tedesco, della parte dedicata ai nipoti 

 

 

 

Antichi stemmi nella volta del soffitto della farmacia

Richiesta di Ernesto al Protomedico generale (1856)

Ricettario dei primi anni del secolo XX

 

L’ingresso della Farmacia Tedesca oggi