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Progetto T'aiuto così m'aiuto Storie di ordinaria dipendenza - In collaborazione con la Regione Campania
Referente: Prof.ssa Adriana Russo Classi 3F - 4F - a.s. 2010/2011 |
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“T’aiuto così m’aiuto, storie di ordinaria dipendenza” è il testo drammatico che la prof.ssa Adriana Russo ha scritto per gli allievi del Liceo Statale “Giuseppe Mazzini” in seno al progetto di sensibilizzazione sulle dipendenze sostenuto dalla Regione Campania, Settore Fascie Deboli dell’Assessorato alla Sanità, nel corrente anno scolastico.Il progetto è stato articolato in più fasi ed ha fornito agli studenti un’informazione adeguata e corretta sulle problematiche della dipendenza. La conoscenza diretta del fenomeno della dipendenza, infatti, (e non solo quella tossicologica) può aiutare concretamente i giovani a riconoscerne i segnali e a prevenirla. Il mondo della scuola è chiamato in prima persona a creare occasioni di incontro costruttivo tra i giovani, l’attiva partecipazione del mondo giovanile alle problematiche sociali può creare di fatto uno scudo, una difesa dall’isolamento che spesso è la radice, la fonte del disagio giovanile. Il testo si articola ricreando spunti e riflessioni sulle dipendenze, calando il dramma in un contesto familiare medio-borghese, nel quale diventa più difficile capire il disagio e il bisogno di “altro”. Una famiglia “normale”, un quartiere “bene” della città, una scuola attenta alle istanze dei giovani... eppure la protagonista avverte il desiderio di provare sensazioni diverse, lasciandosi, così, trasportare dal caso, dalla fatalità del gruppo, non volendo sottrarsi a ciò che tutti fanno... e fanno per consuetudine, per divertimento, perché “va bene così”. La storia indaga il mondo giovanile e i rapporti non sempre facili con gli adulti, racconta una vicenda che potrebbe essere possibile e nella quale potremmo riconoscerci e identificarci. L’allestimento è scarno ed essenziale, utilizza pochi elementi scenici e una costruzione meta-teatrale della narrazione, con storie cardini che inglobano storie più marginali, pochi movimenti ed azioni perché la parola (con il suo peso e la sua gravitas) da sola incombe sul palcoscenico, una parola portatrice di verità pesanti, nascoste, sottese, una parola a volte non in sintonia con l’agire. Non è facile comunicare il disagio, le carenze, le assenze, il vuoto... agli altri e, non è facile mettere in scena il silenzio. Il linguaggio utilizzato è quello che appartiene agli studenti in quanto più idoneo, più vicino e diretto ai giovani in cerca di aiuto. Conoscere il disagio giovanile aiuta, di sicuro, i giovani studenti a prevenirlo. E, forse, anche la scrittura drammatica può contribuire a mettere in evidenza il sotterraneo mondo delle dipendenze.
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