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L'alimentazione dei vesuviani nel I secolo d.C. in un percorso documentario e creativo
Referente: Prof.ssa Armida Parisi classe 2B - a.s. 2009/2010 |
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In cibo veritas è un progetto didattico che ha coinvolto gli studenti della 2B del Liceo scientifico “Giuseppe Mazzini” per tutto l’anno scolastico e si è articolato in diversi momenti:
Incontro con esperti:la botanica
Annamaria Ciarallo, direttrice del Laboratorio di
Ricerca applicata di Pompei e
l’archeologa Ilaria Donati, responsabile della Pierrecì.
Ricerca sul campo: visita all’Antiquarium
di Boscoreale e agli scavi di Pompei, con
particolare riguardo al giardino in cui è stato ricreata la flora dell’antica area vesuviana e ai vigneti autoctoni;
Lettura guidata di studi specifici;
Lettura di testi letterari latini;
Rielaborazione schematica dei
contenuti;
Produzione di testi espositivi
sintetici sia in forma scritta sia in formato digitale, col supporto del
programma powerpoint;
Produzione di immagini a carattere
documentario o artistico relative ai luoghi visitati;
Produzione di testi creativi
ispirati alla letteratura latina;
Realizzazione alcuni piatti presenti
nel ricettario di Apicio;
Drammatizzazione delle conoscenze
acquisite;
Mostra fotografica e presentazione
delle attività al Museo Archeologico Nazionale.
Gli studenti hanno lavorato individualmente e in gruppo con momenti di periodica condivisione dei risultati della ricerca.
La prospettiva teorica in cui si è impostata la ricerca è stata quella dell’antropologia, in base alla quale attraverso lo studio delle abitudini di una comunità, si possono comprendere tanto il contesto socio-economico quanto gli aspetti ambientali, urbanistici ed artistici che le determinano in un susseguirsi di reciproche influenze.
In cibo veritas parte dal presupposto che il cibo è un dato culturale di importanza primaria. L’uso che se ne fa, le modalità di preparazione e quelle di assunzione, i luoghi e i modi della sua produzione e distribuzione, sono tutti dati che concorrono a configurare una comunità umana nelle sue complesse relazioni con le risorse ambientali, il potere politico, il tessuto sociale, le credenze legate alla tradizione e alla religione.
In cibo veritas ha inteso perciò trovare la “verità” nel cibo, seguendone il percorso dalla terra alla tavola, dai valori materiali a quelli simbolici.
In cibo veritas è un lavoro di ricerca-azione incentrato su sei focus:
l’ambiente e le risorse agricole;
l’allevamento di terra e di mare;
il luogo della lavorazione e della
conservazione: l’azienda agricola;
i luoghi della vendita e della
preparazione: dal mercato alla cucina;
i tempi e i modi dell’alimentazione;
il pasto principale;
gli alimenti di base: la triade
mediterranea sulla mensa e nel mito.
In cibo veritas ha inteso valorizzare anche le fonti letterarie che, insieme con quelle archeologiche e documentarie, forniscono un insostituibile bagaglio di informazione sulle pratiche sociali e sulla mentalità ad esse sottesa. In particolare, sono stati presi in esame:
alcuni versi di Orazio (satire II e
IV, ode “A Leuconoe”);
la cena di Trimalchione com’è
raccontata nel “Satyricon” di Petronio;
un breve dialogo del “Miles
gloriosus” di Plauto.
Per favorire la interiorizzazione delle conoscenze apprese, gli studenti sono stati invitati a riscrivere e contaminare i testi letterari studiati. La proposta di utilizzare i propri elaborati in funzione di una tessitura scenica ha trovato i ragazzi entusiasti. Ne è venuta fuori una breve piéce teatrale che, se non è del tutto corretta da un punto di vista filologico, ha il pregio di destare curiosità e simpatia per un mondo da cui ci separano due millenni di storia.
In cibo veritas è soprattutto un viaggio nel tempo alla scoperta di sapori perduti. Strumento essenziale di tale lavoro è stato il De re coquinaria il ricettario di un buongustaio del I secolo, Apicio. La classe lo ha letto nella versione semplificata fornita dalla Pierreci. Gli studenti hanno provato a realizzare a casa propria le ricette più semplici e poi le hanno fatte provare ai compagni. Superata la diffidenza iniziale, la maggior parte ha assaggiato i cibi, scoprendo così che se alcuni sono molto lontani dal gusto attuale, altri vi si avvicinano anche parecchio. Gli ingredienti di base poi, allora come ora, sono quelli tipici dell’ambiente mediterraneo ed è perciò risultato abbastanza facile procurarseli. Assaporando il cibo degli antichi, insomma, si finisce con lo scoprirsi eredi di una tradizione millenaria. E’ una presa di coscienza essenziale per l’acquisizione di una visione non individualistica dell’esistenza, una premessa allo sviluppo della responsabilità sociale e civile di ogni persona.
“Il sonno della ragione produce mostri”; ma chi ha conoscenza della vita quotidiana di molta parte del Sud, sa che vi è, profondo e disperato, il desiderio di vivere in modo degno di una comunità civile, che vuol dire desiderio di lavoro tranquillo, di cultura, di umana solidarietà; e che pertanto nulla può agire efficacemente contro la depressione degli spiriti quanto il sentirsi eredi di grandi memorie storiche e partecipi, attraverso un legame di cultura, degli ideali e dei sentimenti di una più vasta comunità animata da un analogo impegno civile.
(Giovanni Pugliese Carratelli)