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Laboratorio di scrittura creativa 2003/04
Classe 3F
Diretto dalla Prof. Raffaella Fenizia
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1° ESERCIZIO: Non staccare mai la penna dal foglio e continua a scrivere.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba:
Giusy De Carlo -
Sabrina Cristiano -
Tiziana Noviello/Deborah Pazzi
2° ESERCIZIO: “Il rosso era il tuo colore...” Scrivi quello che ti viene in mente.
Il rosso
è il tuo colore:
Giusy De
Carlo -
Sabrina Cristiano -
Federica Marletti - Tiziana
Noviello/Deborah Pazzi
3° ESERCIZIO: Scegli un colore e annota tutti gli oggetti di quel determinato colore che noti.
Il blu (Giusy De
Carlo)
Elenco di oggetti di colore verde (Sabrina Cristiano)
4° ESERCIZIO: Scegli una cartolina e scrivi la storia che ci vedi dentro.
Un
paesaggio visto dall'alto
(Giusy De Carlo)
Otranto
(Sabrina Cristiano)
Il sorriso dei
bambini
(Tiziana Noviello/DeborahPazzi)
Guardando le foto scrivi tutto ciò che ti viene in mente:
Federica Marletti
Tiziana Noviello/Deborah Pazzi
5° ESERCIZIO: Scrivi una storia tramite sms.
6° ESERCIZIO: Scrivi una storia scegliendo come protagonista una strega.
Io...una strega
La streghetta Beby
Sabrina
Cristiano
La Strega
Io sono una Strega
7° ESERCIZIO: Scrivi la storia di un Golem.
GHO...LEM
Il Golem
Giovanna De Vita
ALTRI RACCONTI:
Favola
L'anima del diavolo
Lettera di un
innamorato
Dal
punto di vista di un cavallo
Mariolino
C’era una volta in un paesino molto lontano, chiamato Calvizzano, una giovane e leggiadra fanciulla di nome Giusy. Ella adorava nelle calde e soleggiate giornate di Agosto passeggiare per il lungomare cupo di Mondragone, rinomato luogo di villeggiatura. La giovane di modeste origini, un dì decise di andare a trovare la sua cara amica Claudia, chiamata “Claudia bellj mozzarelle” in quanto era proprietaria di un caseificio nel quale vendeva le mozzarelle più succose di tutto il litorale Domiziano. Giusy era promessa a Saro (diminutivo di Fusaro). Quest’ultimo possedeva un caseificio di fronte a quello di Claudia, che era una sua acerrima nemica. Un giorno Claudia, vicina al fallimento a causa dei prezzi troppo alti delle mozzarelle,e messa in crisi dalla concorrenza di Saro, decise di vendicarsi.
La strega Tizy accorse in soccorso di ”Claudia bellj mozzarelle” e approfittando del fatto che Giusy fosse allergica a latte e derivati, decise di fare un incantesimo e farle mangiare le mozzarelle.
Così Claudia, in uno dei giorni in cui Giusy andò a trovarla, le fece bere una pozione preparata dalla perfida Tizy, che avrebbe suscitato un imminente desiderio di latticini. L’incantesimo fece subito effetto e la fanciulla cominciò a desiderare le mozzarelle che Claudia non a caso aveva poggiato su un tavolo poco distante dalla ragazza. Quest’ultima inebriata e colta dal desiderio cominciò a divorarle senza badare minimamente alla sua salute e …mangia… mangia… mangia… ed ecco che la strega e Claudia le comparvero davanti ridendo a crepapelle; la poverina cominciò ad accusare dei forti mal di pancia e mentre si accovacciava sul pavimento a causa del forte dolore, resasi conto dell’inganno, urlò ”Claudia bellj muzzarell…” e la strega mugolò ”3,2,1…bhooom” e Giusy esplose in mille, anzi, in miliardi di pezzi mentre le due malvagie se la ridevano.
Deborah Pazzi, Federica Marletti, Tiziana Noviello, Sara Pluviano, Giusy De Carlo, Luana Paesano
Molly è intenta a lavorare l’argilla quando Sam, in piena notte, la raggiunge per ultimare con lei quello che sarebbe dovuto essere un bellissimo vaso. Qualcosa durante la lavorazione non va come previsto e uno strano corpo prende gradualmente forma. I due innamorati non badano al risultato ottenuto e abbandonano l’opera per trascorrere insieme una fantastica notte d’amore…
Alcuni giorni dopo, Sam, giovane impiegato di banca, nel momento più felice della sua vita, viene assassinato da un teppista di strada, all’uscita da teatro. Il sogno di una vita insieme viene infranto sul nascere e Molly sembra inconsolabile.
Prima di andare lassù dove lo aspetta il Principale, Sam ha una missione: difendere la compagna dalla minaccia del killer che lo ha ucciso. Sam non può comunicare col mondo reale, così , grazie al potere concessogli di afferrare gli oggetti, applica alla statuetta creata da Molly, una stella di Davide. Immediatamente la statuetta, alla quale Sam dà il nome di Oda Mae Brown, prende vita e assume dei poteri paranormali dei quali il giovane si serve per poter avvertire la sua amata del pericolo e dirle di rivolgersi alla polizia prima che sia troppo tardi.
Ora che Sam ha raggiunto il suo scopo non può più rimanere lì e, dopo aver salutato Molly per sempre, viene accolto dai luminosi spiriti del bene.
Oda Mae torna ad essere una semplice statuetta senza vita, né poteri, ma è a lei che Molly si rivolge ogni qualvolta sente la mancanza di Sam.
Sabrina Cristiano, Clara Pericotti, Anna Amalfi, Mariangela De Lucia
Una sera di pieno inverno, ci trovavamo nella nostra villetta e stanche per i troppi impegni io, Anna, Mary, Clara decidemmo di creare un Golem <<tutto fare>> ma per svegliarlo bisognava trovare la parola giusta, uscì fuori di tutto: Margherita, Ulivo, Cobas, Cgl, Lega, Alleanza Nazionale ed infine con il nostro FORZA ITALIA improvvisamente il Golem si svegliò allora di comune accordo decidemmo di chiamarlo “Silvietto” ma la cosa bella fu la sua prima parola ovvero “MI CONSENTA”.
Finalmente ai nostri impegni ci pensava lui: stirava, cucinava, cuciva, andava a lavorare al posto nostro, faceva la spesa insomma per la prima volta si rese conto cosa significasse <<essere un operaio>>
Poiché i suoi lamenti erano arrivati alle stelle, decidemmo di licenziarlo lasciandolo libero. Sicché un giorno insieme a Dalema organizzò una grande manifestazione per la disoccupazione.
A questa manifestazione partecipò anche una ragazza di nome Raffaella che aveva fatto perdere la testa al povero Silvietto che, per il dolore del suo rifiuto, decise di togliersi la vita.
Sono un Golem e non vi dico che fatica, la mia padrona Giovanna, che mi ha creato più di cinque anni fa, mi da ordini dalla mattina alla sera e non mi da neanche la pausa pranzo.
I miei lavori sono tanti e non facili: la mattina lavo, stiro, rassetto, faccio la spesa e addirittura faccio shopping al posto della mia padrona. Anche durante le altre ore del giorno sono impegnata, devo sempre sistemare le sue cose e obbedire a tutti i suoi ordini.
Inoltre come se non bastasse, ieri mattina mi ha inserito un nuovo programma che fa si che io sia a sua immagine e somiglianza, in modo da potermi mandare a scuola al suo posto, ad uscire la sera tardi senza farsi vedere dai suoi genitori e addirittura ad uscire con il suo ragazzo quando lei non ne ha voglia.
I genitori di Giovanna non sono al corrente del nuovo programma, quindi da oggi sono costretta a dormire in soffitta, dicendo ai genitori di avermi regalata ad una sua amica.
Secondo voi posso mai sopportare tutto questo?!!!!!
Ora sono davvero stanca quindi ho deciso di chiamare il telefono GOLEM, che aiuta proprio quelle come me, che sono sfruttate in questo modo. Mi dispiace cara Giovanna, ma d’altronde era il minimo che potessi fare… da oggi inizia a pedalare!!!
Giusy De Carlo
Il blu è il colore della lampada che sta sulla mia scrivania.
Il blu è il colore della copertina del mio quaderno di filosofia.
Il blu è il colore della scritta ”VERA” sull’etichetta dell’acqua.
Il blu è il colore del cielo dipinto sulla tazza che mio zio mi ha portato da Pisa.
Il blu è il colore del porta documenti della Smart.
Il blu è il colore dell’etichetta dell’acqua di Sirmione.
Il blu è il colore dei mobili della mia stanza.
Il blu è il colore del cuore della Perugina.
Il blu è il colore del tifosotto di mio fratello.
Il blu è il colore della cornice che ho sul comodino.
Il blu è il colore del mio appendiabiti.
Il blu è il colore del flipper di Tony.
Il blu è il colore delle stelline disegnate sulla carta dei Baci.
Il blu è il colore del camice che indossava il salumiere.
Il blu è il colore di un mio peluche.
Il blu è il colore della copertina del libro dell’Inferno di Dante.
Il blu è il colore del dizionario di Italiano.
Il blu è il colore della scritta “Pentium 4” del mio computer.
Il blu è il colore dei cerchi disegnati sul vestito di carnevale di mio fratello in una vecchia foto.
Il blu è il colore dello sfondo del mio orologio.
Il blu è il colore del logo delle Silver.
Il blu è il colore del maglione che ho visto in vetrina.
Il blu è il colore della penna di ”Winnie the phoo” che mi ha regalato Tiziana.
Il blu è il colore del mio jeans.
Il blu è il colore della Rover parcheggiata fuori alla profumeria.
Il blu è il colore della busta per la spesa.
Elenco di oggetti di colore Verde
Sabrina Cristiano
-Evidenziatore
-Copertina di un libro
-Cellulare
-Quaderno
-sapone
-Vetro della doccia
-Copertina di una videocassetta
-Penna
-Grembiule
-Accendino
-Block-notes
-Sgrassante per piatti
-Posacenere
-Prezzemolo
-Insalata
-Borsa-frigo
-Vasetto dei fiori
-Federa di un piccolo cuscino
-Copertina di un CD
-La chioma degli alberi e cespugli di un quadro Naif
-Bottiglia d’acqua
-Vestito di una bambola da collezione
-Biglietto di auguri
-Finestre del palazzo di fronte al mio
-Motorino
-Piante
-Tasti del telecomando
-Maglietta di un personaggio in TV
-Pastello
-Banconota
-Gli occhi di Ascanio del Grande Fratello
Giusy De Carlo
Non mi ricordo bene dove ti ho vista; bella, alta, con i capelli che ti coprivano le spalle e quel viso dai lineamenti dolci,a volte incerti. Eri ferma a quel semaforo in attesa che diventasse verde per poter attraversare per poter raggiungere quel parrucchiere dal quale saresti uscita diversa,forse più bella, ma… ma… (opss, ho perso l’ispirazione… per proseguire devo violare un attimino le regole: ho bisogno di rileggere l’ultima parte… scusate!!!) ma in fondo sempre te stessa; sempre la dolce e simpatica Giulia che combatte contro il mondo, contro se stessa, a volte senza riuscire a chiedersi nemmeno il perché.
Probabilmente per paura di sbagliare ancora.
Era il rosso il suo colore; il colore del quale voleva tingersi i capelli.
La mamma non voleva,la sera prima c’era stata una forte lite in casa e il papà le aveva dato uno schiaffo,ma Giulia non piangeva mai,non voleva né sentirsi né mostrarsi debole… eppure dentro lo era e sapeva di esserlo…
“Il rosso era il tuo colore”, il colore della passione... deve essere una persona innamorata che scrive questa frase... magari la dedica alla sua donna ma cosa vorrà dire? Oddio come sto scrivendo!!… forse rosso perché si veste sempre di rosso oppure è il colore che le porta fortuna... e chi lo sa?
Il colore rosso mi fa pensare all’amore, alla vera passione che c’è tra due persone, mi fa pensare il cuore, il cuore che batte quando incontriamo la persona che ti piace, ti tremano le gambe, non riesci a parlare magari ti gira anche un po’ la testa (almeno a me capita...!)... non so più che scrivere... a me non piace molto il rosso... è un colore troppo forte… E se forse si riferiva al rosso del sangue? Magari ha ucciso qualcuno e gli è venuto in mente quest’immagine del rosso.
Federica Marletti
Adesso lì al centro dell’arena del circo senti che puoi davvero non pensare, con quei vestiti così accesi addosso, il naso di gomma rosso, il viso che brucia per il troppo trucco…
Ma basta il sorriso di un bambino e senti di non essere già più lì. Già voli via a pensare a quello che accade dentro di te, una vita porti in quel ventre gonfiato dalle braghe da pagliaccio e sai che domani non l’avrai più con te. Il tuo naso rosso, buffo, enorme diverte le anime scanzonate dei bimbi, le tue gigantesche scarpe coprono i tuoi esili piedi, quelli che hanno toccato terre che non ricordi più.
I bambini, hai sempre lavorato con loro, per loro, eppure adesso ti sbarazzi del tuo, perché?
Le loro risate quando facevi finta di inciampare ti commuovevano, respiravi la loro innocenza ed ogni volta erano una sorpresa per te quelle emozioni,ora vorresti fuggire.
E ti vengono in mente le note di De Gregori, la sua donna cannone che come te
era costretta a fingersi felice.
Ridere:
E’ una parola che adesso ti rimbomba nella testa, ti mozza il fiato, senti che stai per scoppiare;
ma ridi.
Cacci un fiore dalla tasca, quella vicina al cuore.
Quello stesso cuore calpestato, offeso, maltrattato da chi non ti amava e che adesso ti chiede di gettare via l’unica cosa che forse conta qualcosa nella tua vita…
Tiziana Noviello
Deborah Pazzi
Si a te ho sempre associato il colore rosso, si perché rosso è il colore dell’amore, e tu sei il mio amore! Io però queste cose non le voglio leggere! Non so io come possa fare ad amarti, sei bastardo, cattivo ed anche un po’ s… no, no questa parola proprio non la posso scrivere. Io ci provo a cancellare dalla tua immagine questo colore rosso, ma non ci riesco. Vorrei associarti al nero, il colore del male, perché è questo che vorrei riuscire a farti. Faccio di tutto per non incontrare più i tuoi occhi, ma sbatto e risbatto contro te e non riesco a liberarmi da questo peso ossessivo. Uffa sono di nuovo qui a parlare di te ed a dedicarti cinque minuti del mio tempo, sono un disastro, me lo dicono tutti che quando parlo di te sono un disastro. Ora già avranno capito, almeno le mie amiche più strette, che sto parlando di Stefano, ma muoio dalla vergogna perché non c’è una sola cosa che ho fatto con e per te che non rifarei almeno un milione di volte. Il rosso era ed è il tuo colore. Però spero che non lo sarà ancora per molto, anche se ne dubito. Mi guardo attorno, sembriamo tante esaurite, scriviamo come le pazze sfrenate, a me è anche finito il foglio. Ma che è sto tempo non finisce più?
Giusy De Carlo
Il mio palazzo era il più bello del reame, al suo interno c’erano tanti specchi nei quali, come da rituale, mi specchiavo prima di compiere i miei malvagi incantesimi. Intorno a questa immensa dimora c’era un bellissimo giardino sempre in fiore nel quale adoravo passeggiare quando il sole si nascondeva dietro le nuvole e il venticello, con la sua invulnerabile forza, piegava i rami degli alberi. In questo giardino, così apparentemente tranquillo e profumato, si celava un mistero: chiunque si fosse accinto ad entrarci per raggiungere la mia dimora, sarebbe stato colpito da un malore e tutti i fiori si sarebbero di colpo appassiti.
Non mi piaceva la confusione e odiavo gli ospiti, infatti erano anni che solo il diavolo, nelle sue oscure vesti, mi veniva a far visita per assegnarmi qualche losco compito.
Sin da piccola ho sempre mostrato disinteresse per tutto ciò che fosse amore e che avesse a che fare col bene, e quando i miei mi portavano in chiesa,sentivo il mio stomaco contrarsi e i miei denti digrignarsi; per non parlare di quando mia mamma mi metteva indosso il crocifisso, sentivo le gambe fremere e il cuore come se stesse per scoppiare e quello che non riuscivo proprio a controllare era il tono di voce: un suono metallico fuoriusciva dalla mia bocca dilatata a causa della contrazione dei muscoli, che assumeva un’espressione di chiaro disgusto.
Ora ho ventuno anni e ho alle spalle una lugubre e triste carriera da alchimista, ricca di delitti e incantesimi per i quali non esiste pozione per scioglierli…
La mia parola magica è “kaptsae” e spesso con quest’ultima ho fermato il mondo. Ora che leggerete questa mia fatidica parola anche voi sarete vittime di un mio perfido incantesimo…
E adesso sta a voi capire di cosa si tratta…!
Deborah Pazzi, Federica Merletti, Luana Pesano, Ilaria Morra
Dopo un lungo viaggio in auto, l’allegra compagnia aveva finalmente raggiunto la casa fittata per le vacanze. Con loro grande sorpresa ad accoglierli vi era un uomo, il quale sosteneva di avere più diritto di loro a rimanere lì, in quanto era stato il primo ad arrivare.
Katia, già attratta dallo sconosciuto, convinse gli altri a rimanere e a condividere le loro vacanze con quest’ultimo.
L’uomo disse di chiamarsi Colombo Diego e i ragazzi, colpiti dal suo aspetto rassicurante, non vollero sapere altro. Ma come tutti ben sanno, mai fidarsi delle apparenze…
Per il giorno seguente i giovani avevano previsto un’escursione, ma poiché Diego non si presentò a colazione, partirono senza di lui. Dopo aver camminato tanto, si riposarono nei pressi di un ruscello. Marco si allontanò un secondino per fare i suoi ”bisognini”e tornò tutto sudato e preoccupato. Ansimando riuscì a stento a comunicare ai suoi compagni che poco lontano da loro aveva intravisto una lapide sulla quale era inciso il nome di ”Colombo Diego, morto il 20 giugno 2003”.
Tutti risero, pensarono che Marco fosse un fifone e che magari quella era soltanto una semplice coincidenza. Tornati a casa verso sera, dopo aver cenato, ognuno si ritirò nella propria camera.
Anche stavolta capitò qualcosa di strano. Durante la notte, Katia fu svegliata dalla pioggia e vide un biglietto sul comò che non ebbe il coraggio di leggere ad alta voce. Spaventata uscì dalla sua stanza per svegliare gli altri e fuggire, ma gli amici erano già nell’atrio, ognuno con un biglietto in mano e sembravano più agitati di lei. Messi insieme i biglietti componevano questo messaggio: ”Ora che io non ci sono più, il diavolo per continuare a vivere prenderà sicuramente l’anima di uno di voi. Scappate finchè potete! Addio”.
Pronunciata l’ultima parola, un fulmine illuminò un angolo della stanza, che mostrò il corpo di Diego accasciato sul pavimento: era sicuramente morto.
Si guardarono attoniti, raccolsero le loro cose e si misero in fuga senza dire una parola…
Ognuno tornò alla propria vita ma, tempo dopo, durante una cena organizzata dai ragazzi, la porta bussò e un giovane bello e dall’aspetto rassicurante…
Il resto più o meno si sa!!!
Deborah Pazzi
Sono una strega buona. I miei incantesimi sono solo a fin di bene e il mio castello, che è grande, bello e luminoso, è sempre colmo di persone che vengono a trovarmi e che mi vogliono bene. Un giorno, però, mi è capitato di tradire la loro fiducia e di fare qualcosa che non si sarebbero mai aspettate da me.
Stavo provando la mia scopa nuova e volavo velocissima sopra le nuvole. Di solito sto molto attenta a non combinare guai e a non investire per sbaglio qualche uccellino che svolazza nel cielo, ma quel giorno, presa dall’entusiasmo, non mi accorsi di due bambini che facevano volare in alto i loro aquiloni.
Per non rovinare i loro giochi, svoltai immediatamente, ma il motore della scopa mi abbandonò e per evitare una catastrofe ne provocai un’altra: MI SCHIANTAI CONTRO LE TORRI GEMELLE DI NEW YORK, provocando pianto e dolore tra le persone che per loro sfortuna si trovavano lì in quel momento.
Per rimediare a tutto questo, oggi, ho creato lì un grande parco di divertimenti, pieno di giochi e di negozi di dolciumi.
In parte i bambini mi avevano perdonata e dopo tanto tempo avevano anche ripreso a venire a farmi visita. Questo però fino a due giorni fa quando… la mia scopa nuova (che adesso finalmente ho deciso di buttare) ha fatto di nuovo cilecca, è partita come un missile e mi ha spedita diretta su un altro pianeta.
La cosa positiva è che adesso tra gli umani sono diventata famosa e mi trasmettono spesso in tv perché senza volerlo ho scoperto una nuova terra.
La cosa negativa, è che ora qui sono sola e, ciò che più mi preoccupa, è che gli umani hanno deciso di non venire più a prendermi perché ormai tra loro combino solo disastri…
Cosa ne sarà di me, povera strega buona??
Maria, Rita e Rosa si conoscono sin da bambine e già a sei anni condividono un sogno: quello di partecipare ad un concorso di bellezza e diventare famose. Purtroppo sono consapevoli che questo sogno è irraggiungibile essendo nate in un modesto basso di Napoli. Col passare degli anni le bambine ormai cresciute, vengono ostacolate dai tipici problemi adolescenziali: Rita inizia a pensare di non essere adatta al concorso di bellezza, Rosa lo stesso ma per problemi familiari e Rosa per la sua eccessiva timidezza. Finché un giorno incontrando per caso uno dei giudici di quell’anno del concorso di bellezza che si teneva a Napoli, le ragazze vengono convinte da questo a parteciparci. Anche se poco convinte partecipano. Man mano che la gara si svolge, si riaccende quella speranza ormai repressa da tempo. E quel sogno dopo tanto tempo finalmente si realizza infatti il giorno della finale, loro sono le prime tre finaliste.
Giovanna De Vita
C’era una volta un ragazzo bellissimo dagli occhi verdi e dal fisico scolpito, era davvero stupendo ed io mi innamorai di lui. Un giorno mentre ero nel bosco a cogliere erbe per le mie pozioni magiche, incontrai quel ragazzo bellissimo, lo fermai e gli chiesi: “come ti chiami?” lui con una voce soave mi rispose: “mi chiamo Alessandro!”. Dopo aver parlato un po’ ci salutammo e ognuno andò per la sua strada. Per la prima volta nella mia vita da strega, decisi di non usare nessuna pozione magica per conquistare il bellissimo ragazzo.
Iniziammo a frequentarci ma decisi di non parlargli dei miei poteri per paura di perderlo. Passarono cinque mesi e un bel giorno mentre eravamo in barca confessò di avermi tradita, avrei voluto trasformarlo in un rospo, come facevo di solito con tutti i ragazzi, ma non ci riuscii. Così conoscendo l’amante di Alessandro decisi di trasformarla con un incantesimo, in un elefante, e con un secondo incantesimo feci per sempre innamorare Alessandro.
Tiziana Noviello
Deborah Pazzi
Finalmente qualcuno mi ha dato l’opportunità di illudermi di essere una Strega, una di quelle streghe con la ”S” maiuscola. Si mettano a riparo tutti quelli che temono di avermi fatto del male o che abbiano solo pensato di farmene. Ovviamente preferisco essere una di quelle streghe belle e furbe che fanno rivoltare l’anima di uomini e donne, umani e bestie, buoni e cattivi. Sono di una bellezza dolce ed ingannevole, piccola di statura e di età. Non ho figli illegittimi e non preparo pozioni magiche che provocano morte, vivo solo nell’illusione di essere una strega. E’ con la mia apparente dolcezza che mi prendo gioco di chi si è perso gioco di me, è con la mia apparente dolcezza che metto in difficoltà chi nella vita non è mai stato abituato a doversi battere per essere considerato un leader perché tutti lo hanno sempre portato sul palmo di una mano, è con la mia apparente dolcezza che faccio spezzare una gamba a chi un giorno ha sperato che me la rompessi io. Inizio a credere di essere realmente una strega, almeno nella mia immaginazione. Ma questa volta tutti i miei ”sadici pensieri”, magari fatti in momenti di rabbia, possono anzi… devono diventare realtà! Ho sempre amato gli spazi aperti ed i bei ragazzi, non ho mai avuto bisogno di sudare perché, sempre grazie alla mia apparente dolcezza, mi è sempre stato facile avere ciò che desideravo, ma non per questo mi si è spento il desiderio, trovo sempre qualcosa di nuovo da desiderare. Il mio maggior potere è che nessuno ha mai capito che sono una strega e mai nessuno lo capirà!
Lettera di un innamorato (?!?)
Deborah Pazzi
Ciao amore mio,
come vedi il mio pensiero per te va oltre le nuvole..
In questo momento sono in viaggio, da qui su si vede un panorama stupendo, ma la gioia che mi dà vedere questi luoghi fantastici svanisce non appena penso che mi sto allontanando da te.
Chissà quando potremo rivederci!
Ricordo come se fosse ora quando noi due ci incontrammo per la prima volta: fu una giornata magnifica quella!!
Da allora sono passati più di due anni, ma provo per te lo stesso sentimento di una volta e mi rattrista pensare che per te non sia più così.
Ho saputo da alcuni amici che stai bene e che adesso il tuo cuore batte per un altro. Ecco perché ho deciso di prendere il primo aereo e partire.
Speravo almeno che tu venissi a salutarmi, ma non è stato così.
Però è meglio così perché… “morto un papa se ne fa un altro”, io ora sto andando ai Carabi e accanto a me c’è seduta una bella bionda che spero vorrà farmi compagnia.
Ci divertiremo, non preoccuparti!
Stammi bene. Baci
Giusy De Carlo
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
io non ci sono mai stata a Cuba e non so quanto possa essere bella la notte lì… a dire il vero non immagino nemmeno come possa essere il giorno!
Anzi, forse sì: sole, mare, spiagge… dovrebbe essere bellissimo!
A volte mi è capitato di vedere dei depliant di viaggi che riportavano il paesaggio del litorale cubano e devo dire la verità mi hanno sempre fatto venire una gran voglia di tuffarmi in quelle splendide e cristalline acque, abbronzarmi distesa sulla spiaggia fine e bianca e ripararmi dal sole sotto quegli strani e simpatici ombrelloni di foglie e canne di bambù.
Pensando a Cuba mi viene in mente solo il mare, l’estate… e niente altro.
Ma ora siamo ancora in inverno e per il caldo ci vuole ancora un bel po’…
“Sei azzurra come la notte a Cuba” cosa significa questo verso?
Chi è nuda?
Perché come la notte di Cuba? Cosa vorrebbe esprimere Neruda in questo verso?
Sono terrorizzata non so che scrivere! E’ la prima volta che faccio un esercizio così strano mi sento un po’ cretina!! Uffa! Quando finiscono questi 5 minuti??? non so più che scrivere!
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba…
Ancora non riesco a capire... certo che è proprio strana la vita... sono piena di incertezze... ho un vuoto in testa incredibile non so più che scrivere su questo foglio...
Mi fa male anche la mano... però non posso fermarmi, devo continuare a scrivere...
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba…
Tiziana Noviello
Deborah Pazzi
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba. Piacerebbe anche a me di vedere la notte a Cuba. Anche il mare a Cuba è azzurro, ma non so cosa voglia significare che questa tipa è azzurra quando è nuda. Io non conosco nessuna razza terrestre che abbia la pelle azzurra, ma a me piacerebbe avere la pelle del colore del cielo, azzurro è anche il colore della squadra del Napoli, azzurro è il cielo, non mi viene nessuna altra cosa che sia azzurra. Gli occhi di mio padre sono azzurri, azzurro è un bel colore. Tutto ciò che è immenso è azzurro.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba. Ma che significa? Bho non ne ho idea. Ora se mi fermo e non scrivo più sbaglio tutto, quindi faccio finta di avere in mente ancora tante cose da scrivere.
Giusy De Carlo
Giusy: Ciao Ti’! Grazie x avr ric il cell! Anke se gia’ so ke tra – d 3 ore nn avr d nuovo+$nella skeda! Kissa’ xkè!! Dm dobbiamo fare cambio cell?
Tiziana: We’Giusyna! Uff sn appena tornata dalla palestra, sn a pezzi… l’istruttore ha detto ke devo andare prima alla lezione x fare attrezzi. E’folle! Si’dm se ti va pox fare cambio cell!
Giusy: Infatti prima ti ho kiamata a casa ma nn c’eri. Sinceramente pensavo fossi uscita cn1dei tuoi spasimanti!!!… ah,ah,ah, cm sn cattiva!!
Tiziana: 6proprio infame!… xfortuna ke lo sai, skerzo!! Giu’sto osservando le tue mitike scritte sul mio diario… certo ke so proprio belle!
Giusy: Oh,nn mi sfottere: so incatenate cm me! E poi smettila d criticarmi altrimenti la prox volta ke mi kiedi di scriverti qlcs x riempirti le pag vuote del diario, ti pikkio proprio!
Tiziana: Cm6xmalosa…skerzavo!
Giusy: Oggi6 1 po’ tr spiritosa… vabbe’simpaty mo t saluto.dm nn t scordare di portarmi il carica bat.notte!tvbJ
Tiziana: Ok ci’,nn scordartene neppure tu… sogni d’oro! tvbJ
Un paesaggio visto dall’alto (lavoro sulle cartoline)
Giusy De Carlo
Monica era in volo verso Milano dove abitava il suo papà. I suoi erano separati da tempo e lei ne soffriva ancora ma non lo lasciava vedere. Suo padre era un uomo duro, dai sani principi, era cresciuto in una famiglia di origini svizzere che gli aveva indotto una educazione piuttosto severa. Non sorrideva quasi mai, non gli piaceva scherzare. Adorava leggere libri di autori russi e quando aveva tempo andava a teatro a vedere spettacoli di danza classica.
La danza, è per questa strana arte che Monica sin da piccola aveva avuto forti discussioni con suo padre. Lui desiderava che la sua bambina danzasse, che diventasse una prima ballerina… ma a lei non piaceva; lo faceva solo perché in questo modo avrebbe reso felice lui.
E ora era lì, su quell’aereo, da sola, in volo verso Milano. Sapeva che quella stessa sera lui l’avrebbe condotta alla Scala e le avrebbe presentato Carla Fracci.
Si sentiva triste, l’idea di conoscere ”l’angelo della danza” (così denominata da suo padre) non la entusiasmava, anzi, si sentiva in imbarazzo, aveva paura. La sua maestra di ballo le diceva che l’amore e la passione per la danza si leggesse negli occhi e lei aveva paura che se quella donna avesse incontrato il suo sguardo si sarebbe resa conto che soffriva, che recitava… e avrebbe deluso il suo papà che tanto credeva in lei.
Monica continuava a guardare il paesaggio che scorreva veloce sotto di lei, e avrebbe desiderato essere una di quelle nuvole che l’aereo lasciava alle sue spalle lungo la strada che stava percorrendo…
Sabrina Cristiano
Otranto è il posto più romantico che abbia mai visitato. Passai delle giornate bellissime con il mio ragazzo Luca durante il periodo del nostro terzo anniversario. La sera prima di partire per tornare a casa, fu quella più bella. Ricordo che lui volle farmi una sorpresa ed ero emozionatissima. Dopo aver cenato in un ristorante del centro, mi bendò e mi guidò dicendomi di non preoccuparmi perché mi avrebbe portato in un posto bellissimo. Una volta sbendata, aprii gli occhi e davanti a me solo il mare. Precisamente mi trovai in una specie di porto illuminato dalla luce dei palazzi vicini e dalla luce della luna. Rimasi sbalordita per almeno una ventina di secondi, non seppi più che dire di fronte a quell’incredibile paesaggio. Luca mi guardò con il suo splendido sorriso e mi disse: <<Hai visto che Paradiso? Vorrei tanto che portassi con te questo posto, in memoria di questo meraviglioso viaggio passato insieme…>>. Non feci in tempo a rispondere che lui continuò dicendo: <<ma la cosa più importante è che voglio darti questo anello per farti capire tutto l’amore che provo per te, TI AMO TANTO Giulia>> Quella sera non la scorderò mai…
Tiziana Novello
Deborah Pazzi
Che il mondo si regga sul sorriso dei bambini si è sempre saputo. Ma, oggi, 2004, queste parole sembrano restare tali. Proprio lei, la bambina in prima fila, alla quale è sempre piaciuto mostrare il suo sorriso a tutti, oggi è costretta a piangere a causa della sofferenza e delle privazioni che la guerra ha portato nel suo paese. Scharon, questo è il suo nome, oggi vive in un campo profughi con la sua adorata nonnina che l’ha cresciuta sin da quando i genitori sono morti nel tentativo di recuperare qualche ”povera ricchezza” dalla loro vecchia casa che nel frattempo si sbriciolava sulle loro teste. Scharon è stata costretta a crescere troppo in fretta ed oggi, a dodici anni, è lei a dover badare alla sua vecchia nonna. L’unica consolazione per lei è poter passare ore ed ore a riguardare quella foto, in cui lei, insieme ad i suoi amici, rideva felice, rideva un sorriso infantile, bastava il volo di un aquilone che volteggiava nel cielo a renderla più serena. E proprio mentre si immerge nei suoi pensieri, appare un aereo. E’ la salvezza! In poco tempo lei e la sua nonna, insieme agli altri profughi, sono liberati, ed i militari di nazionalità sconosciuta, si prendono cura di lei come non faceva più nessuno da tempo. Le sembra di rivedere in cielo il vecchio aquilone al quale le piace pensare di aver legato un biglietto con su scritti i saluti ai suoi amici ai quali quell’aquilone piaceva tanto, proprio come lei!
Scrivi una storia partendo da una fotografia
Federica Marletti
E’ tornato. Erano 5 giorni che non sentivo il ticchettio delle chiavi vicino alla sua porta. Era un uomo distinto, elegante, si vociferava fosse straniero, eppure parlava un perfetto inglese.
Mi ha affascinato subito, ma da quando si è trasferito qui l’ho visto sì e no 3 volte. Da perfetta vicina di casa dunque, ho bussato e mi sono presentata.
Con un viso compiaciuto mi fa: “piacere Victor”. Lo invito a prendere un tè giù al Big Ben e al suo secco “no” mi sento stupida per aver osato. Ma subito lui, vedendo probabilmente il mio sguardo incupito, mi spiega che non può, ha da disfare le valigie, ma per farsi perdonare mi invita a cena: “a te la scelta del posto” con un sorriso a innumerevoli denti. Ci accordiamo sull’orario e speditamente mi avvio alla mia porta, mi blocca per un braccio e adesso posso sentire il suo fiato su di me: “spero che non sia solo un invito convenzionale”. Sento che mi si stanno infiammando le guance, allora lo saluto con un cenno della testa e chiudo sonoramente la porta.
“Anch’io” avrei voluto rispondergli, ma la mia inguaribile timidezza me l’ha impedito…
‘ Stasera ti porterò in un bellissimo ristorante, ti farò da cicerone e tu mi racconterai tutto di te ’ penso mentre sono sotto la doccia.
“Ciao Carla”. Attimo di silenzio. “sei bellissima”. In realtà mi sentivo davvero in forma, ma ero tesissima. “questo tramonto è spettacolare” faccio per cambiare discorso.
Al ristorante, superate le conversazioni professionali, butto giù così: “da dove vieni?” in realtà avrei voluto dirgli “sei qui perché non hai nulla da fare? Dov’eri in tutti questi giorni? Ti piaccio?
Eppure mi guarda con certi occhi…
“Sono turco, sono qui per lavoro, ma è solo per 3 mesi, ho lasciato a casa i miei bellissimi bambini vuoi vederli?” E mentre prendeva una foto dal portafogli in pelle mi è crollato il mondo addosso…
Tiziana Noviello
Deborah Pazzi
Ciao a tutti vi scrivo da sopra le nuvole! Ho finalmente preso per la prima volta in vita mia l’aereo e sono felicissima! Era un esperienza che volevo vivere da tempo, ma avevo ormai perso le speranze a causa della mia anziana età! Quando io ero giovane l’aereo era visto come un oggetto misterioso,era paragonato ad una navicella spaziale! Oggi il primo dei miei sei figli prende l’aereo come se stesse prendendo il pullman. Lui lavora in Spagna, ma è molto attaccato alle sue origini ed alla sua famiglia quindi ogni fine settimana è buono per tornare giù a Napoli per ritrovare sapori, odori ed affetti della sua gioventù. Questa volta ho deciso di fargli una sorpresa, sarò io ad andare a trovare lui! Non vedo l’ora di rivedere la mia cara nipotina, unica femminuccia in una lunga ed interminabile generazione di maschi! Ora devo lasciarvi perché mi tocca allacciarmi le cinture… stiamo per atterrare! Mannaggia siamo già arrivati!
Dal punto di vista di un cavallo
Giovanna De Vita
Sono un cavallo ormai anziano mi chiamo Furia ed ho più di quarant’anni. Giro su e giù per Mergellina, lavoro portando turisti nella mia carrozza a far ammirare il bellissimo panorama Napoletano.
E’ dura la vita da cavallo, non posso fermarmi un attimo che subito il mio padrone è pronto a frustarmi. Non ho la pausa pranzo, infatti è da quando sono nato che mangio soltanto a cena e se mi poteste vedere direste che sono molto deperito. A forza di trainare la carrozza mi è scesa l’ernia e a causa dei paraocchi son rimasto “zitello”.
Tra un po’ non servirò più perché oramai sono vecchio, spero almeno di poter vivere questi ultimi anni in pace. Ora però l’intervista è finita… si ricomincia a lavorare.
Giusy De Carlo
Mariolino passeggiava solo soletto per
via Caracciolo. Era una calda giornata di metà luglio e il sole batteva forte
sulle case e sui lunghi marciapiedi che brulicavano di gente alle prese con le
prime scottature.
Il piccolo ometto si era dileguato dalla folla devota che seguiva un carro in
festa;annoiato e accaldato decise di cercare un posto poco soleggiato dove
sostare e riposarsi in quanto,prima dell'ora di pranzo,non sarebbe potuto
tornare a casa poiché sua madre teneva particolarmente che Mariolino
partecipasse a questi riti religiosi.
Il bimbo cominciò a notare da lontano tante persone distese sul muretto di un
lungo gradone che conduceva al mare e, incuriosito, si mischiò alla folla
accaldata che emanava un fresco odore di salsedine e abbronzanti.
A Mariolino piaceva tanto il mare e aspettava con ansia che il suo papà, che
faceva l'artigiano, chiudesse per i tre giorni di ferragosto la bottega per
recarsi in spiaggia.
Mentre percorreva i gradoni per giungere al mare immaginava cosa avrebbe fatto
da grande durante le sue vacanze estive;avrebbe voluto svolgere un lavoro che
gli potesse lasciare tutta l'estate libera e avrebbe fatto di tutto per fare un
viaggio nella grande America della quale tutti gli immigranti parlavano bene e
comprare una casa in riva al mare,quelle case che si vedono ai giorni nostri nei
film:con grandi vetrate dalle quali sarebbe sempre riuscito a scrutare le acque
limpide e cristalline che bagnano una qualche isola, una qualsiasi purché si
trovasse in America.
E sì "Chissà come è l'America!?" Si domandava spesso il ragazzo. L'unico posto
che lui aveva mai visto era la Sicilia, una terra che gli aveva lasciato tanti
bei ricordi, e ci sarebbe voluto volentieri tornare. Ricordava sempre con
simpatia e un pizzico di nostalgia quei pomeriggi trascorsi a giocare con il suo
amico Paoletto per i vicoletti di Monreale mentre Ciro, suo fratello maggiore,
lavorava come mozzo al molo di Palermo. Si era tanto divertito in quell'estate
del 1984, e anche se erano passati ormai 2 anni dall'incontro col simpatico
Paoletto ogni tanto gli scriveva ancora qualche cartolina rimembrando le mille
birichinate che facevano.
A un tratto il suo sguardo si fissò su una nave mercantile prossima a prendere
il largo e si sedette solo su una pietra poco lontana dalla riva. Ammirava le
acque tranquille forse anche queste ultime sofferenti a causa del sole ardente,
e mentre cercava di coprirsi la testa con la stoffa che la mamma gli aveva
legato intorno alla vita per non fargli venir giù i pantaloni, si appisolò.
Sognò di essere su una di quelle navi colossali che salpavano di tanto in tanto
al molo Beverello, sulle quali si allontanavano per qualche viaggio i ricchi
partenopei. Lui era un giovane medico e al suo fianco aveva una bella bruna dai
tratti incerti, con la quale si aggirava per il pontile mano nella mano. I due
erano diretti a Capri dove abitavano i genitori di lui da quando il papà aveva
cominciato ad esportare i suoi prodotti in tutto l'Occidente diventando uno dei
più ricchi artigiani di tutta Napoli. La mamma di Mariolino adorava sfoggiare i
sui mille cappelli di paglia e fiori freschi mentre passeggiava con il suo
nipotino Anthony e veniva invidiata per la sua estrema bellezza e delicatezza da
tutta l'isola. Anthony era il primogenito di Ciro, anche la condizione di quest'ultimo
era notevolmente migliorata da quando aveva affiancato suo padre nell'attività,
e in uno dei loro mille viaggi aveva incontrato e si era innamorato perdutamente
di una giovane canadese che era diventata poi sua moglie nonché madre dei suoi
figli.
Mariolino, grazie alla sua famiglia, era riuscito a studiare e a diventare
pediatra e a comprare quella casa che tanto adorava e aveva desiderato avere sin
da piccolo. Ora guardava le acque scivolare sotto quella enorme nave mentre la
sua amata lo stringeva teneramente..
"Mariolì, Mariolì, scitate! Gli americani so'turnati". Mariolino si sfregò gli
occhi sbadigliando, quasi un po' infastidito dal fatto che lo avessero svegliato
e riportato alla realtà; in un primo momento vide davanti a se solo il suo amico
Pasquale e gli domandò un po' scocciato "Ma che è? Ma che dici?." E il ragazzo
gli rispose "Se sé, dormi Mariolì, dormi! Ma non a vire tutta sta gente!? E gli
americani?!" Mariolino allora cominciò a guardarsi intorno, e notò che poco
distanti da loro c'era un mare di persone che si accalcavano a tanti giovinetti
dai cappelli blu e bianchi .Così incuriosito si mescolò alla moltitudine di
donne in preda al pianto e mentre veniva spinto a destra e a sinistra notò un
gruppetto di uomini in divisa che se ne stavano in disparte e ridevano parlando
una lingua al giovane a dir poco sconosciuta. Ad un tratto mentre i due ragazzi
si divertivano ad imitare la parlantina di quegli strani marinai, Mariolino si
sentì scuotere per una spalla, si voltò divertito e vide dietro di sé proprio
uno di quegli americani che con il suo amico stava canzonando, improvvisamente
Pasquale si zittì e il suo volto diventò serio e un po' impaurito, si voltò e
mentre scappava via urlò "Marò l'americano! Fuje! Mariolì fuje!"
Ma Mariolino continuò ad osservare lo sguardo e i tratti di quel marinaio; gli
parve fossero familiari. I due si guardarono per un minuto o più in silenzio,
poi il marinaio gli disse "Ma allora non m'ero sbagliato. Sì Mariolino! O figlio
di zia Carmela. Dimme Mariolì, comme stai? E mammà, comme stà?" Era il cugino
Filippo e non un americano come invece lo chiamava Pasquale. I due si strinsero
forte e Mariolino esclamò "Wè Filì, che paura che ce fatto mettere a Pasquale!"
E mentre scoppiarono a ridere entrambi Filippo si volse verso gli altri marinai
urlando"Cumpagna', I come back home, bye!" poi si rivolse al cugino che teneva
stretto a lui con un braccio mentre con l'altro sosteneva un pesante borsone "Accumpagneme
a casa, l'America m ha tenuto troppo tempo lontano. Voglio salutà a famiglia
mia!" Così i due intrapresero la strada di casa. "Filì, te posso fa una domanda?
Ma in America esistono quelle case in riva al mare dove a posto dei muri
sgarrubati, comme a casa nostra, ce stanno i vetri. Così tu puoi vede sempre o
mare pure se stai comppo o letto e te vuoi addurmi?" domandò incuriosito
Mariolino. Filippo sorridendo annuì "Sì Mariolì. Ma purtroppo per accattarmi na
casa così devo faticare almeno altri 80 anni senza respirare mai. Perché tanto
ormai, pure l'aria costa! Stramme a sentì, meglio a casa nostra! "Così i due
continuarono a camminare verso casa accompagnati dai mille racconti di Filippo
mentre Mariolino continuava a fantasticare e a sognare l'America e a immaginare
il suo futuro.